Near miss, dal 2026 scatta l’obbligo: per le imprese la prevenzione passa dai “quasi infortuni”

Near miss, dal 2026 scatta l’obbligo: per le imprese la prevenzione passa dai “quasi infortuni”

Il D.L. 159/2025, convertito dalla legge 198/2025, impone alle aziende con più di 15 dipendenti di tracciare e analizzare i mancati infortuni (*)

Il D.L. 159/2025, convertito in Legge 198/2025, impone alle imprese con più di 15 dipendenti di registrare e analizzare i mancati infortuni. Un quasi incidente sul lavoro non è un non-evento. È un segnale. Con il Decreto Sicurezza 159/2025 e la sua legge di conversione, l’Italia entra finalmente nel novero dei Paesi che trattano questi segnali come obblighi normativi.

Cos’è un near miss?

Il termine inglese near miss — in italiano mancato infortuno o quasi incidente — indica un evento che, per pura coincidenza, non ha causato danni a persone, cose o ambiente, pur avendone il potenziale concreto. La definizione è ripresa dalla norma UNI EN ISO 45001:2023, il principale standard internazionale sui sistemi di gestione della salute e sicurezza.

La logica di fondo è semplice: secondo il modello di Heinrich, per ogni infortunio grave si verificano circa 300 near miss. Chi interviene a quel livello — il piano più basso della piramide — previene ciò che altrimenti diventa tragedia.

La norma: cosa prevede l’art. 15

Il D.L. 31 ottobre 2025, n. 159, all’articolo 15 intitolato “Rafforzamento della cultura della prevenzione e tracciamento dei mancati infortuni”, dispone che il Ministero del Lavoro, d’intesa con l’INAIL e sentite le parti sociali, adotti entro sei mesi linee guida per l’identificazione, il tracciamento e l’analisi dei near miss da parte delle imprese con più di 15 dipendenti.

La Legge 198/2025 ha aggiunto che le linee guida ministeriali dovranno tener conto delle procedure INAIL già elaborate con le parti sociali. Le imprese che le abbiano già adottate — o siano certificate ISO 45001 — non dovranno ripartire da zero: potranno aggiornare i processi esistenti, evitando duplicazioni di adempimenti.

Definizione dei ruoli: attori coinvolti

Il sistema funziona solo se ogni attore della prevenzione svolge la propria parte. Il datore di lavoro definisce la politica di segnalazione e garantisce che chi segnala un near miss non subisca conseguenze disciplinari — è il principio della just culture, senza il quale i lavoratori non segnalano nulla. Il RSPP gestisce il registro e coordina l’analisi causale. Il RLS promuove la cultura della segnalazione. I lavoratori sono i protagonisti: senza le loro segnalazioni il sistema è vuoto.

Le responsabilità del datore di lavoro

Ignorare i near miss non è solo una lacuna organizzativa: è un rischio legale. Sul piano civile, l’art. 2087 c.c. impone al datore di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità dei lavoratori. Se un infortunio si verifica in presenza di near miss precedenti non gestiti, il nesso causale con l’omissione può essere provato per via indiziaria.

Sul piano penale, la mancata implementazione di un sistema conforme potrà essere valorizzata come elemento della colpa in caso di lesioni aggravate (art. 590 c.p.) o omicidio colposo (art. 589 c.p.). Per le società dotate di MOG 231, il near miss reporting diventa un presidio da aggiornare nella parte speciale relativa all’art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001.

Cosa fare subito (senza aspettare le linee guida)

  • Verificare se esistono già procedure interne di segnalazione e aggiornarle alle procedure INAIL
  • Nominare un referente interno (nell’ambito del SPP) responsabile del registro near miss
  • Predisporre un modulo di segnalazione semplice, accessibile, multilingua se necessario
  • Inserire il tema nei programmi formativi obbligatori ex art. 37 D.Lgs. 81/2008
  • Aggiornare il DVR con la procedura di gestione near miss e i relativi ruoli
  • Per i MOG 231: integrare il presidio nella parte speciale sulla sicurezza

In conclusione, il near miss obbligatorio non è burocrazia: è il riconoscimento normativo di ciò che la scienza della sicurezza insegna da decenni. Le imprese che lo tratteranno come un’opportunità — e non come un adempimento da esaurire — ne ricaveranno un sistema di prevenzione più solido, tassi infortunistici più bassi e una cultura del lavoro più matura.

(*) Fonte Fiscal Focus

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