Vendite online, redditi incassati da comunicare al Fisco entro il 31 gennaio 2024

Vendite online, redditi incassati da comunicare al Fisco entro il 31 gennaio 2024

Vendite online, i dati di tutti i redditi incassati nelle mani del Fisco. Con la pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 20 novembre 2023 parte la comunicazione per i gestori di piattaforme digitali, prevista nell’ambito della direttiva Dac7, e la prima scadenza è fissata al 31 gennaio 2024. Dall’e-commerce agli affitti, il dettaglio delle attività monitorate.(*)

L’Agenzia delle Entrate con il provvedimento datato 20 novembre 2023 inserisce l’ultimo tassello per l’avvio della comunicazione dei redditi incassati dagli utenti, adempimento che interesserà i gestori di piattaforme digitali.

La prima scadenza è fissata al 31 gennaio 2024, data ultima entro la quale i gestori di piattaforme online residenti in Italia – e in specifici casi anche i non UE – saranno tenuti a trasmettere al Fisco i dati relativi alle vendite di beni e prestazioni di servizi effettuate per il tramite dei propri siti e delle proprie app.

Le informazioni saranno condivise dall’Agenzia delle Entrate con gli altri Paesi UE, sulla base dello Stato di residenza del venditore e, a sua volta, il Fisco italiano riceverà le informazioni relative alle vendite online effettuate da persone fisiche o giuridiche residenti in Italia.

Dall’e-commerce agli affitti, un focus sul perimetro della nuova comunicazione e degli effetti attesi.

Vendite online, redditi incassati da comunicare al Fisco entro il 31 gennaio 2024

Nasce dalla necessità di monitorare i redditi incassati dalle vendite online la nuova comunicazione dei dati prevista nell’ambito della direttiva UE Dac7, adottata dall’Italia con il decreto legislativo n. 32 del 1° marzo 2023.

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 20 novembre 2023 definisce regole e modalità per la comunicazione dei dati da parte dei gestori delle piattaforme digitali, adempimento che consentirà lo scambio automatico delle informazioni tra le amministrazioni fiscali dei diversi Paesi.

La prima scadenza è fissata al 31 gennaio 2024 e interesserà i gestori di piattaforme digitali residenti in Italia e a specifiche condizioni anche i gestori stranieri, tenuti a inviare all’Agenzia delle Entrate le informazioni relative alle vendite di beni e prestazioni di servizi effettuate dagli utenti.

Una scadenza che si affianca al termine del 29 febbraio, data entro la quale sarà l’Agenzia delle Entrate a dover inviare le informazioni in proprio possesso alle amministrazioni fiscali di altri Paesi UE, sulla base dello Stato di residenza del venditore.

Entro la stessa data, il Fisco italiano riceverà i dati relativi ai redditi incassati dagli utenti sul fronte delle vendite online effettuate, ma anche ad esempio per quel che riguarda gli affitti per il tramite di piattaforme.

Non solo quindi l’e-commerce, ma anche gli affitti così come l’offerta di servizi personali o le attività di noleggio saranno soggetti all’obbligo di comunicazione da parte dei gestori delle relative piattaforme di intermediazione

Vendite online, soglia di 30 operazioni e 2.000 euro di corrispettivi annui per l’obbligo di comunicazione

Così come riportato nel comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate, lo scambio di informazioni ai fini dell’individuazione dei redditi incassati dagli utenti mediante le vendite online lascerà fuori i grandi fornitori del settore alberghiero, con oltre 2.000 attività pertinenti, già oggetto di comunicazione mediante altri canali.

Fuori dal monitoraggio anche i piccoli venditori, in caso quindi di facilitazione tramite le piattaforma di meno di 30 attività per un importo totale di corrispettivo versato o accreditato non superiore a 2.000 euro annui.

In tutti gli altri casi, l’adempimento interesserà i gestori di piattaforme residenti ai fini fiscali o costituiti o gestiti in Italia o dotati di una stabile organizzazione nel Paese.

Nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate sono inoltre contenute le regole per i gestori stranieri non qualificati in Europa, tenuti a comunicare i dati quando ad esempio si tratta di operatori che intervengono nell’ambito dell’affitto di immobili situati in Italia.

Un nuovo adempimento quindi dal quale l’Europa stima maggiori entrate pari ad un totale di 30 miliardi di euro, frutto dell’“intercettazione” di redditi derivanti da vendite online precedentemente rimasti fuori dall’occhio del Fisco UE.

Il primo banco di prova è rappresentato dalla data del 29 febbraio, giorno entro il quale all’Agenzia delle Entrate arriveranno i dati delle somme incassate da venditori residenti in Italia, in relazione agli scambi avvenuti in altri Paesi.

Anche il Fisco si adegua quindi alla digitalizzazione, con l’obiettivo di individuare in maniera capillare i redditi soggetti all’obbligo di tassazione derivanti da attività di vendita di beni o prestazioni di servizi online.

(*) Informazione Fiscale

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